UNA VOCE DAL BORGO: TORRE CAJETANI E LA SUA STORIA.

Quid est Ciociaria?

Una terra che sa incantarti. 

Ogni borgo è un libro da leggere, ogni borgo è una voce antica che ha voglia di narrare la  sua storia e le sue tradizioni.

Se stai progettando il tuo prossimo viaggio in questi luoghi non te ne pentirai.

Troverai 91 comuni pronti ad accoglierti, ognuno di essi con una forte  identità ma al contempo con moltissimi legami storico-culturali. 

La Ciociaria prende il nome dalla ciocia, antica calzatura usata in queste località del centro  Lazio fino agli inizi degli anni ’60, utilizzata ancora oggi in occasione di rievocazioni  storiche o eventi folcloristici.

Geograficamente non ha collocazione ben precisa, viene  identificata nei territori a sud di Roma, nella fattispecie nella provincia di Frosinone. 

Nel cuore di essa, a 65 chilometri da Roma e a 30 da Frosinone, troviamo la meta del  nostro viaggio virtuale: Torre Cajetani, un borgo che tra le strette stradine dei suoi vicoli e  la “guardia” severa del suo castello ci fa respirare un’aria antica, fatta di ciocie, di nobili, di  papi, di santi e di tanti misteri.

Ebbene si, in questo luogo potrete trovare ogni singola cosa  che vi ho appena citato. 

Il paese sorge a 817 metri s.l.m. da una dorsale montuosa dei Monti Ernici. Da qui si può godere di un panorama pittoresco con vista su Fiuggi e sul lago di Canterno,  ma un occhio attento nei giorni privi di foschia può spingersi anche molto oltre. 

Torre (nome originario di questo paese che resterà tale sino al 1872) si è sviluppato  intorno al suo castello costruito tra il basso impero e l’alto medioevo e appartenente nel IX  secolo al senatore Teofilatto il quale aveva svariati interessi legati a questa area.

Tracce dell’esistenza di Torre risalgono già a una pergamena del XII secolo, esattamente  del 1180, nella quale si menziona il “Castrum Turris” e si evince l’esistenza di un abitato  fortificato e ben organizzato nel soddisfare a pieno le proprie esigenze.

In quell’epoca, nel pieno delle invasioni barbariche, serviva un punto di osservazione del  territorio ernico e da qui si ipotizza la nascita di Torre grazie alla sua posizione strategica  in ottica di difesa militare. 

Nel XIII secolo dopo un lungo periodo privo di documentazioni storiche il castello venne  acquistato dalla famiglia nobiliare dei Caetani che vi effettuò sostanziali modifiche di  ampliamento strutturale della fortificazione.  

I Caetani ebbero inizialmente un’influenza marginale nella politica romana e dei territori di  Campagna e Marittima, finché nel 1294 non venne eletto papa Benedetto Caetani meglio  conosciuto come Bonifacio VIII; questo nuovo papa elevò decisamente le sorti della  famiglia trasformandola in una delle più potenti e temute.

Si narra che il pontefice fosse  molto legato alla fonte di acqua (Fontanelle) presente nel territorio torrigiano,  indispensabile risorsa per donare sollievo al mal della pietra, di cui soffriva.

Questa  preziosa acqua terapeutica favorisce la dissoluzione dei calcoli renali (la fonte fu attiva fino  al 1920, lasciata poi in un progressivo abbandono, un progetto di recupero è stato  terminato nel 2015).

Più avvalorata è però l’ipotesi che i Caetani acquistarono il castello  per scopi prettamente politici, in questo modo Torre divenne parte del sistema difensivo  incentrato su Anagni.  

Nel 1500 un nuovo papa si lega a filo doppio con il castello: Alessandro VI Borgia lo  confiscò ai Caetani e lo donò al fratello Giovanni.  

Si racconta che anche Lucrezia Borgia vi abbia soggiornato.  

In seguito alla caduta dei Borgia il castello tornò nuovamente alla famiglia Caetani che ne  rimasero in possesso fino a fine ‘800 quando morì l’ultimo Caetani della Torre. 

Nel 1915 il paese fu vittima del terremoto della Marsica; i morti furono 17, pochi stabili  resistettero alla furia devastatrice del terremoto e purtroppo anche il castello subì  gravissimi danni.

Dal 1959 il castello torna nuovamente di proprietà della famiglia 

Teofilatto (attuale proprietaria) che lo toglie dall’incuria e dall’abbandono eseguendo  ingenti opere di restauro.  

Un’altra testimonianza storica che da grande orgoglio alla popolazione di Torre Cajetani è  senza dubbio quella legata a San Benedetto da Norcia; infatti nel Chronicon Sublacense  redatto da Cherubino Mirzio si racconta che il Santo in una fredda giornata di gennaio vi  sostò per riposarsi e rifocillarsi. 

Leggenda narra che Benedetto piantò a terra il suo bastone da viaggio e da esso  germogliò un vero albero di leccio che rimase lì per i secoli a venire.  In suo onore e per tramandare ai posteri la memoria della sosta venne eretta una piccola  chiesa con annesso un monastero femminile.

Oggi purtroppo ne resta solo una chiesetta,  l’edificio monastico è stato molto rimaneggiato ed è divenuto un’abitazione privata. 

Il 21 marzo, come da tradizione, si celebra una Messa nella piccola chiesa e al termine  vengono offerte ciambelle e altri dolci ai partecipanti, piccolo rituale per festeggiare San  Benedetto da Norcia patrono d’Europa e per accogliere al meglio l’arrivo della primavera.

Ci stiamo oramai accingendo al termine del nostro viaggio virtuale ma non prima di  segnalare altri splendidi luoghi di interesse.

Il primo è la Chiesa di Santa Maria Assunta,  luogo principale del culto religioso torrigiano, edificio di grande semplicità con due  identiche cappellette speculari, una dedicata all’Immacolata e l’altra a San Michele  Arcangelo, patrono di Torre Cajetani (8 maggio).

Nella Chiesa era custodito il noto dipinto  di Filippo Balbi raffigurante San Michele che scaccia il demonio, realizzato nel 1870 e  trafugato nel 2013.

Dietro l’altare troviamo un dipinto dedicato alla SS Vergine Assunta in  Cielo risalente all’inizio del 1900. All’interno della Chiesa inoltre vengono custodite le  reliquie di Padre Marcello da Torre, frate francescano morto in odore di santità vissuto  intorno alla fine del 1500.  

Fuori dal centro abitato sorge la Chiesetta della Santissima Trinità, appartenente al  cammino che conduceva alla Santissima Trinità di Vallepietra, le prime notizie ufficiali si hanno a partire dal 1500, qui i pellegrini facevano sosta per rifocillarsi e pernottare durante  il pellegrinaggio.

Al suo interno erano presenti affreschi romanici purtroppo andati persi  con il restauro degli anni ’60.

Alcuni affreschi, come ad esempio il dipinto che  rappresentava un corpo umano con tre teste, successivamente coperto durante una visita  vescovile del 1690, fanno supporre che la Chiesa avesse origini medievali, questo tipo di  raffigurazioni erano molto diffuse all’epoca, ma non essendoci più dipinti non si può  confermare tale supposizione. 

Camminando per le vie del centro storico una visita è d’obbligo anche all’affascinante  museo dell’operetta dedicato a “Sandro Massimini”, compianto regista, attore e coreografo  teatrale scomparso nel 1996.

Qui potrete trovare la preziosa raccolta di teatrini realizzati a  mano a partire dal 1600 che Massimini iniziò a collezionare sin dall’infanzia e un  inestimabile percorso fotografico del maestro Giulio Cesare Gerlini che, a partire dagli anni ’40 sino agli anni ’80, ha immortalato 40 anni di cambiamenti di questo stupendo  borgo.

Il museo a cura di Giampiero Pacifico è visitabile all’interno di Palazzo Culla.

Dopo aver terminato la piacevole passeggiata alla scoperta di Torre Cajetani potrete  rilassarvi nel parco di Cerano, dove troverete un piccolo lago artificiale, del quale se ne  hanno notizie già a partire dal 1665 (Cfr. Pontificia Accademia dei Nuovi Lincei, Memorie,  del 1897) quando il conte Antonio Caetani vi effettuò delle opere di sistemazione.

Nei primi anni ’90 a seguito di bonifica è diventato un parco naturale comunale, qui gli  amanti della pesca potranno trascorrere qualche ora in totale relax. 

Per i più temerari c’è anche un lato misterioso risalente ai tempi antichi. Si narra che passeggiando di notte possano palesarsi personaggi di altre epoche, ad  esempio il boia che torna al castello per punire i condannati a morte, Caterina accusata di  stregoneria e bruciata al rogo e la presenza di una povera fanciulla che nelle notti di luna  piena raggiungendo di corsa il punto più alto della torre si lancia nel vuoto.

Eccoci ormai giunti alla fine del nostro viaggio.

E’ difficile rendere a pieno giustizia alla  storia, alla bellezza e al mistero di Torre Cajetani ma spero di aver suscitato il più possibile  la vostra curiosità con queste poche righe. 

Adesso non vi resta che venire a scoprire con i vostri occhi le meraviglie di questo  incantevole borgo.

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